Bonaparte e la Sfinge

 

Bonaparte patteggiò con la Sfinge:

“Tu non mi imbrogli cara mia

Nascondi la parte migliore di te nella sabbia!”

La Sfinge un po’ risentita sorrise.

Il condottiero voleva qualcosa da lei.

I due si avvicinarono per studiarsi meglio.

Improvvisamente Bonaparte 

vedendo crescere il Nilo salì col cavallo

In groppa alla Sfinge che non 

Gli perdonò l’affronto.

“Dove sei ora non è la mia parte migliore

Perché lo stesso ne approfitti?”

Scrollandosi di dosso il condottiero

Finì col farlo cadere.

La statua gigante ritornò al suo posto

E non rivolse parola più a nessuno,

Occultando la sua vanità e bellezza.

Il dittatore fuggendo continuò a ricordare

La Sfinge che si era ribellata

Sfidandolo armata solo della sua arida pietra

Ben contenta di ricomporsi lei affermò:

“Meglio star fermi nel proprio ceppo

Che sfruttare l’opulenza servile 

Di ogni cunetta nella sabbia”.

 

(Dipinto: Bonaparte davanti alla Sfinge Jean-Léon Gérôme 1868) dalla raccolta "Pollice Dritto" di M.M.)

La Verità e il Popolo

 

Il Popolo chiese alla Verità.

“Perché cara Verità già che sei 

Non ti denudi davanti a tutti?”

La Verità conosceva la sua merce

E volle vendere cara la pelle e tutto il resto.

“Potrei anche spogliarmi ma so già

Che poi non sarebbe finita lì!”

“Ma su dai Verità cosa ti costa?”

Chiese implorando il Popolo.

La Verità decise di accontentare

Gli sguardi famelici del Popolo.

Molti vollero dopo ancora da lei qualcosa.

“Perché già che ci sei non ti prostituisci?

Tanto per quello che sei ora non vali niente!”

La Verità sapeva di essere in un pasticcio

E il suo corpo attirava i membri del Popolo.

Fu così che un mercante si mise in mezzo:

“Il Popolo se vuole la Verità nuda

Non solo dovrà pagare per averla

Ma dovrà contendersela in un’asta

Offrendo qualcosa in più di un altro.

Tutti si azzuffarono per la nuda Verità 

Che finì per paura col rivestirsi. 

Il mercante comprese avvilito

che nulla avrebbe guadagnato. 

Fu così che la nuda Verità per fortuna 

non si concesse mai a nessuno.

 

(Dipinto: “SellingSlaves in Rome” di Jean-Léon Gérome 1876) "Pollice Dritto" di M.M.)

“La Condanna e il Perdono”

 

Nell’arena il popolo chiese morte:

“Tu gladiatore… “ urlò come Condanna

“…uccidi senza esitare chi ha perso!”

Il gladiatore attraverso il Perdono

Decise di fermare il suo impeto

E non ebbe il coraggio di infierire.

“La Condanna non fa sempre giustizia,

Con quest’uomo sono stato all’osteria

E voglio per lui chiedere Perdono!”

La Condanna del popolo lo rintuzzò:

“Un arena è fatta per il sangue

E l’osteria per il vino e le bagasce,

Dimentica la tua amicizia e uccidi!”

Il gladiatore si rivolse all’imperatore

“Come posso uccidere un fratello

Con cui ho diviso donne e baldoria?”

“Io il popolo lo Perdono sempre…” 

Ammise l’imperatore di nascosto

“…ma se non mi ubbidisce,

Non esito per la sua Condanna!”

 

(Dipinto Jean-Leon Gerome “Pollice Verso” 1872) dalla raccolta "Pollice Dritto" di M.M.)

Il Vizio e la Noia

 

Il Vizio volle tentare la Noia:

“Per favore prova a farti un tiro

Il fumo ti farà superare ogni pigrizia!”

La Noia, curiosa, fumò senza pagare

E si rese conto cosa fosse uno sballo.

In estasi si fece ammaliare dal Vizio 

E quando volle fumare ancora

Il Vizio non vedendo il soldo sparì.

Fingendosi di nuovo persa

La Noia, indispettita e senza il Vizio,

Scoprì anche così di poter amare.

Il Vizio, ritrovando la Noia innamorata,

L’abbandonò allontanandosi da lei. 

Così, la Noia, si sdraiò di nuovo,

Crogiolandosi nel condividere la sua abulia, 

Solo nel desiderio di chi credeva di amare

Senza aver bisogno neanche di rivederlo.

Il Vizio cercò altrove le sue vittime

Provando a contaminarle con la sua magia 

E pur fingendo di essere lui stesso la Noia

Non volle incontrare più chi la vinse. 

Chi può ispirarsi e poi redimersi con l’amore,

non può essere più comprato da nessuno.

 

(Dipinto: Harem Pool, Jean-Léon Gérome 1876)"Pollice Dritto" di M.M.)

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